Ho un nuovo lavoro. Dopo due mesi di cazzeggio compulsivo nei quali avrò inviato meno di dieci curricula, mi hanno chiamato per un nuovo lavoro. Mi hanno chiamato, non l’ho cercato. La mia ex capa (per intenderci quella del deodorante) ha fatto il mio nome durante una riunione per l’organizzazione di questa nuova attività e, dopo regolare colloquio, sono stata assunta, o meglio, mi hanno offerto una collaborazione occasionale per occuparmi delle attività di segreteria. Dopo un primo momento di autostima a mille in cui continuavo a pensare “Perché io valgo!” come nella pubblicità della L’Oréal, scuotendo la mia criniera tinta di fresco, sono ritornata con i piedi per terra alla cruda realtà di tutti i giorni. Messe da parte le seghe mentali ho iniziato il vero lavoro.
Non voglio sbilanciarmi troppo, il lavoro non sembrerebbe essere male, lo stipendio (quando arriverà) sarà accettabile, ed è anche un part time verticale cosa che mi permetterà di continuare ad arrotondare facendo la babysitter. L’unico inconveniente è che la sede di lavoro è a Bergamo, ma questo in fondo me lo aspettavo, a me le cose non piacciono se non sono almeno un po’ complicate. In questa prima frenetica e nebulosa settimana, tra concetti nuovi da assimilare, treni, attese su banchine desolate, lunghe passeggiate tra la stazione e l’ufficio, bambini, basket e altre attività, sono in grado di fare solo alcune considerazioni superficiali sul lavoro nuovo:
1 – Sentendomi in dovere di ringraziare la mia ex capa per aver fatto il mio nome e avermi così in qualche modo raccomandata, quando ho accettato il lavoro le ho inviato una mail nella quale le annunciavo la mia decisione, la ringraziavo e annunciavo che di lì a breve sarei tornata nel vecchio ufficio per offrirle un caffè e salutare anche tutti gli altri. Non l’avessi mai fatto. La sua mail di risposta è stata degna del miglior agente segreto del Mossad.
“Sto collaborando con il tuo nuovo capo in incognito per il momento…”
In incognito era scritto in grassetto blu scuro come se stesse comunicando ad una disabile mentale che in realtà sarebbe stato meglio se il caffè lo avessi offerto a qualcun altro. Il motivo per il quale si senta in dovere di collaborare segretamente a questo progetto che tra l’altro è gestito da una persona che è in rapporti stretti anche con il Direttore generale dell’Associazione per la quale lavora, mi è oscuro. Il problema maggiore per me è che in un lontano giorno di aprile dell’anno scorso ho fatto la cazzata di dare il mio contatto skype al Direttore generale, che mi ha preso in simpatia e ogni tanto mi contatta per chiedermi come va la ricerca del lavoro!!!!!! E io cosa gli dico? Ma soprattutto, quando scoprirà che gli ho mentito spudoratamente e che ho aiutato alcuni suoi collaboratori a lavorare in incognito dietro di lui addio alla simpatia e benvenuto all’astio. Veramente mi stupisco sempre di più di come ragiona la mente umana, o meglio, di come ragiona la mente della mia ex capa, che è stata molto gentile nei miei confronti ma è decisamente pazza.
2 – Ho una collega che si chiama Orietta, ma con mio grande rammarico io non riesco a non pensare a lei come Ombrella. Giovedì stavo per chiamarla Ombrella davanti a tutti ma sono riuscita a trattenermi esordendo infine con un “Ehi tu” che forse è stato anche peggio. A dire la verità non sono neanche sicura che si chiami Orietta, forse è Ornella o Ombretta, chi lo sa. Sono veramente pessima con i nomi, ma per fortuna ho una grande memoria fotografica che riesce a compensare questo mio difetto. Non ho ancora controllato ma spero che abbia il cartellino con il suo nome fuori dalla porta del suo ufficio, giusto per un breve ripasso prima delle nostre sporadiche interazioni orali.
3 – Martedi, primo giorno di lavoro sono andata a pranzo con il mio nuovo capo e con il Direttore della struttura presso la quale è stato affittato l’ufficio in cui lavoro. A prima vista il Direttore sembra un uomo che ha le mani in pasta un po’ ovunque, e mi hanno detto che è in gamba nel suo lavoro, ma questo lo scoprirò solo vivendo. Per ora la mia prima valutazione non è proprio lusinghiera. Si presenta più come un montanaro che come uomo politico come a lui piace definirsi, la sua tenuta da ufficio è infatti composta da giacca, cravatta, camicia a righe spesse, pantaloni di velluto e scarponi da montagna, inoltre è un maschilista della prima ora. I suoi collaboratori sono quasi solo donne o uomini poco virili, in generale si riferisce al suo staff come “le mie ragazze” e devo dire che se le sceglie tutte conformate ad un canone estetico ben preciso, carine ma non panterone sexy o appariscenti Arcore’s girls, e la mia prima impressione è che questa scelta sia dovuta al fatto che non vuole troppa competizione nel pollaio. Ma se in questo caso posso parlare solo di prime impressioni non ancora verificate, il maschilismo è manifesto. Un po’ come la Bella Addormentata risvegliata nel bosco ho avuto modo di toccare con mano questa triste verità che da quanto ho capito accomuna molti, se tutti i contesti lavorativi italiani.
Parlando di una persona con la quale sta collaborando per un progetto, il Direttore ad un certo punto ha esordito con la seguente affermazione:
“Ecco, poi le donnette che ha lì nel suo ufficio…”
“Non parlare così delle donne…” gli ha fatto eco il mio nuovo capo facendo un cenno nella mia direzione
“Perché?”
“Non chiamarle donnette…”ha precisato sornione il mio nuovo capo
“Ma si, le chiama così perché sono tutte basse.” ho sparato nel mucchio io, con una battuta di bassa lega, ma orgogliosa per la mia sublime dimostrazione di assertività.
Quello che ne è seguito è stato lo scoppio di una fragorosa risata da parte del mio capo, seguito da un breve cenno di intesa nei miei confronti, mentre il Direttore è rimasto con la forchetta a mezz’aria, indeciso se ridere o meno perché lui, ometto, non aveva capito la battuta.
Ma povera Ombrella, che male ti ha fatto?
RispondiEliminaCmq sono contenta che le prime impressioni non siamo negative.
P.S. I bergamaschi sono tutti montanari quindi non stupirti o magari fan di Abercrombie&Fitch
Ombrella è anche carina e gentile! Per questo mi sento un po' una cacca a non ricordarmi il suo nome...
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