Era uno di quei fortunati giorni senza basket nei quali il mio compito si limita ad andare a prendere il bambino di turno, scortarlo a casa, e passare il resto del pomeriggio su un divano estraneo a guardare programmi televisivi per bambini, o lo schermo della tv animato da un videogioco in cui c’è qualcuno da ammazzare o un nuovo record sportivo da raggiungere. Ormai i “miei” bambini sono tutti grandicelli e dopo un periodo passato a giocare con loro con i Power Rangers, posso rilassarmi perché non richiedono più la mia attenzione, anzi in alcuni casi di preadolescenza precoce gli dò anche un po’ di fastidio.
Il destino ha voluto che mi capitassero quasi esclusivamente bambini maschi, quindi nel corso degli anni ho fatto la gavetta. Ho dovuto imparare a pensare come loro e a stravolgere i miei schemi mentali di gioco che in quanto donna, e dunque ex bambina, erano prettamente femminili. Ho dovuto scordare le bambole, dimenticarmi il tè con le amiche, rimpiangere i giochi tranquilli da tavolo e fare spazio a guerre, morti, sparatorie, raggi laser e tutta una serie di altri giochi da maschi che all’inizio non ero pronta ad affrontare. Mentre prendevo confidenza con gli strumenti del mestiere, sono però giunta alla conclusione che i giochi da maschio in fondo sono più divertenti, movimentati e meno drammatici di quelli da bambine, del resto i soldati quando muoiono, risorgono in un batter d’occhi, e se anche gli devi amputare un braccio poi basta un goccio di colla e hai subito un eroe di guerra nel tuo battaglione, che in fondo ti dà un certo prestigio.
Nonostante questa considerazione, e una forte predisposizione al gioco che mi è propria anche nella vita di tutti i giorni, non ne potevo più, non riuscivo più a far volare i Gormiti con lo stesso entusiasmo di prima, i combattimenti e le sommosse stavano perdendo mordente e io sapevo che la mia controparte si accorgeva che in fondo non ero più la babysitter divertente di un tempo, avevo esaurito le pile e c’era bisogno di un cambiamento. Fortunatamente il passare del tempo mi è venuto incontro e loro sono cresciuti, cambiando interessi e modalità di gioco. Adesso dicono più parolacce di un camionista durante l’ora di punta, iniziano ad accorgersi dell’esistenza del mondo femminile, e soprattutto a casa giocano con i videogiochi, rimangono ore e ore attaccati al controller e non c’è più niente da fare per distrarli. Quindi posso prendere posto sul divano, leggere un libro e interrompere la lettura solo per sforzarmi di fingere interesse per la vittoria della squadra di calcio preferita e annuire, sfoggiando un sorriso entusiastico, quando sono riusciti a superare il livello successivo di qualsiasi videogioco.
L’unico bambino che è ancora un po’ impegnativo è L., otto anni. Anche lui, seguendo la scia di suo fratello, gioca con i videogiochi e mi guarda come se fossi aliena quando gli propongo di staccarsi dalla tv per fare un gioco che non preveda l’uso di uno schermo, ma ancora non è autonomo per la merenda e per i compiti, quindi abbiamo stabilito una nostra routine che normalmente non subisce scossoni. Il patto tacito è: ti vengo a prendere a scuola, torniamo a casa, fai merenda e intanto guardi la tv per mezz’ora, poi spegni, fai i compiti e/o studi con me e il mio gatto a nove code, e quando hai finito puoi fare tutto quello che vuoi nei limiti del legale. Sono una babysitter seria io, stabilisco regole e orari, pongo dei limiti, ma quando prometto qualcosa mantengo sempre, i miei bambini lo sanno e tutto fila liscio come l’olio. Tranne mercoledì scorso, quando il padre di L. o chi ne fa le veci si è dimenticato di comprare i suoi biscotti preferiti: le Gocciole.
Tutti i pomeriggi della sua vita, tranne quando è a basket, L. fa merenda con le Gocciole e il latte freddo, ma non quel giorno, purtroppo. Quando, aprendo la credenza mi sono accorta che erano finite è iniziata la tragedia. L. sbattuto sul divano con il telecomando in mano davanti alla tv spenta piagnucolava e cantava odi lamentose ai biscotti mancanti. Io cercavo di rimediare dicendogli che anche io provo una fitta al cuore quando la domenica mattina mi alzo e sono finiti i biscotti che pregustavo già nel dormiveglia, ma poi me ne faccio una ragione e mi butto sulla Nutella, ma niente, L. stava diventando catatonico.
Allora ho iniziato a parlare a raffica e ad aprire tutti i mobili della cucina, elencandogli tutte le alternative a disposizione: marmellate, creme al cioccolato e alla nocciola, pane fresco, merendine di ogni genere che esplodevano dai cassetti per la troppa pressione interna, prosciutto e salame se voleva andare sul salato, altri biscotti famosi e non, con o senza cioccolato ecc… Ma credo che L. non mi stesse neanche ascoltando, era passato la secondo livello e continuava con il suo mantra quasi ipnotizzante:
“Ma io voglio le Gocciole. Ma io voglio le Gocciole. Ma io voglio…”
Maledette Gocciole! La loro assenza mi stava sputtanando tutto il pomeriggio. Mentre pensavo: “Bambino viziato. Quando ero piccola io col cacchio che si potevano fare tutti questi capricci! O mangi questo o ti butti dalla finestra, o qualcosa del genere…” ho avuto una delle illuminazioni che fa di me una brava babysitter e gli ho detto:
“Guarda, se non avessi tutte queste cose da mangiare in casa andrei anche a comprartele ‘ste gocciole, ma dal momento che hai tutta questa scelta, proprio no.”
Che in bambinese significa: ci tengo a te, mi dispiace che tu non faccia merenda, ma stai esagerando con i capricci e quindi mangia qualcos’altro.
Questa tecnica ha funzionato, e L. si è accontentato dei cereali di suo fratello, che probabilmente dopo lo avrà ammazzato di botte mentre i suoi guardavano il telegiornale, ma io ho portato a casa un’altra vittoria. Margot 1 - Gocciole 0.
Sei proprio una brava babysitter e blogger, come fai?
RispondiEliminaMi sembra di vedere dell'ironia trasparire dal tuo commento...la mi a risposta comunque é: perché sono maggica!
RispondiEliminati capisco.
RispondiEliminaio faccio anche l'educatore, tra un disegno e l'altro, e ho questi problemi molto spesso. solo che di bambini ne ho almeno 10 o 15.
e a volte ho a che fare con quelli delle medie.
una volta uno mi ha detto che mi dava una testata. perchè stava per prendere a ceffoni un secchione con problemi emotivi, e io gliel'ho tolto dalle mani.
però la testata non me l'ha data.
@Margot Ma no, la mia è reale ammirazione e comunque per la cronaca: "Forza campagnole e canestrelli ma soprattutto... BUTTER BISCUITS"
RispondiElimina@quellosbagliato attento che quelli dicono che tirano testate ma poi sono calci nei...
@quellosbagliato: anche alcuni miei amici lavorano come educatori e me ne raccontano di ogni tipo! Io ho la fortuna di fare la babysitter con un bambino (massimo due) per volta e devo dire anche che la maggior parte sono "vecchie" conoscenze, quindi sono riuscita ad instaurare con loro un rapporto di rispetto reciproco, ma con i giovani bulli delle medie c'è poco da fare! Sono contenta che non ti sia preso la testata e neanche un calcio nei....(come dice SouL_ReBeL)
RispondiEliminaLa situazione che hai descritto mi avrebbe mandato in bestia.
RispondiEliminaNaturalmente da brava baby-sitter ne sei uscita brillantemente senza usare i ceffoni che avrebbero usato i genitori.
...o forse i genitori di questo 8enne sono troppo mosci...
Diciamo che sono molto, molto danarosi e forse un po' assenti... Combinazione che per la mia esperienza, spesso è letale!
RispondiEliminaI donât usually reply to posts but I will in this case.
RispondiEliminacheap nolvadex