venerdì 12 agosto 2011

Racconti casuali da una babysitter quasi in pensione

Probabilmente dovrò rassegnarmi al fatto che il titolo del mio blog tra qualche tempo non corrisponderà più a verità. La pensione da babysitter è ormai vicina, diciamo che aspetto settembre per ufficializzare la cosa, ma non credo che il “Ci sentiamo per organizzarci con gli orari delle medie” che la mamma di B. mi ha lanciato fuori dalla porta di casa prima di salutarmi definitivamente prima delle vacanze estive, si possa realmente concretizzare. Ad ogni modo nella vita non si sa mai e poi in fondo so che fare la babysitter per così tanto tempo mi ha cambiato in modo talmente radicale da inculcarmi una “mentalità da accudimento” che difficilmente potrò scrollarmi di dosso.

In questo periodo poi devo ammettere di aver un po’ trascurato la mia creatura, questo piccolo blog di appena un anno di vita che tratto da sociopatica, frequentandolo in modo schizofrenico, con post dalla frequenza imprevedibile. Certo fare due lavori contemporaneamente, litigare a sangue (il mio) con il capo, affrontare drammi familiari e cercare di realizzare cosa voglio fare nella vita a volte sono attività che non mi aiutano a concentrarmi, e quindi mi ritrovo a trascurare una cosa bella, che mi piace fare per occuparmi di cose brutte che non mi piace fare. Ma a quanto pare questa si chiama maturità.

L’altro giorno però sono riuscita a fare un giro in bicicletta per le campagne che circondano la modesta casa in cui abito, sola, abbandonata anche dall’I pod che aveva la batteria scarica, sono riuscita a far correre un po’ il pensiero mentre con velocità da testuggine pedalavo sulla mia mitica bicicletta con cestino anteriore incorporato. A conferma del famoso detto “l’azione è nemica del pensiero” mi sono arrivate una serie di illuminazioni divine tra le quali c’era anche quella per cui ho così tanti ricordi, aneddoti divertenti e non, pensieri, e conclusioni sui bambini e sull’attività di babysitter che, virtualmente questo blog potrebbe essere infinito.

Percorrevo infatti una delle strade che portano a casa di un bambino, A2., che non vi ho mai presentato perché mi è sempre stato sulle palle. Non inorridite, i bambini sanno essere veramente antipatici e anche un po’ odiosi quando vogliono e anche se fino ai 10-11 anni si può affermare che non sia colpa loro, ma dei genitori, verso i 14-15 anni le cose cambiano e allora sono mazzate, ma queste sono problematiche che esulano dalla mia competenza. Percorrevo insomma il viale dei ricordi quando tra le illuminazioni varie e divine di cui parlavo prima, è arrivata anche questa, che forse così illuminante non è.

In un pomeriggio invernale mi ritrovavo in macchina con A2. un bambino di otto anni seduto nei sedili posteriori con la cintura debitamente allacciata. Stavamo come al solito andando a basket (si, sono stata la “portatrice a basket” ufficiale del quartiere per molti anni), quando, improvvisamente, un uccellino che sembrava stordito dal freddo si è posato delicatamente sull’asfalto della strada che stavamo percorrendo e non accennava minimamente a spostarsi al mio passaggio, al punto che mi sono dovuta fermare:
Io: “A2, guarda che stupidino questo povero uccellino, non si vuole spostare!” – ho detto con le quattro stagioni di Vivaldi che mi risuonavano nelle orecchie.
A2: “Uccidilo.” - è stata la sua pronta risposta.
Io: “Uccidilo?!?!?!?” – interdetta e spaventata soprattutto dal tono di voce calmo e imperturbabile con il quale aveva pronunciato la parola, mi sono girata verso di lui con la paura di trovarlo con un coniglio scuoiato in mano e la bocca insanguinata intento a togliere gli ultimi attimi di vita alla creatura, e lui per tutta risposta ha detto:
“Passagli sopra con la macchina.”
A quel punto non sono riuscita a dire niente di significativo, ho fatto un colpo di clacson, l’uccellino è volato, ho ingranato la prima e ho portato il mostro a basket.
Piccoli serial killer di uccellini stupidini crescono? No dai , ci penso io, ve l’ho già detto che a 14-15 anni la colpa diventa tutta loro e allora sono mazzate.

6 commenti:

  1. Bella trucida storia...dovevi raccontargli la solita metafora di lui,A2 caccola dell'universo, e un bel gigante che ha fretta che lo schiaccia con una pedata perchè è arrivato inavvertitamente sul suo cammino :))

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  2. L'innoncenza di questi tempi è una cosa difficile da mantenere, bombardati da violenza i bambini crescono senza il significato di ciò che è giusto o sbagliato fare (ovviamente in una società civile).

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  3. Ciao, ero preoccupato... Non trovare più i tuoi commenti ai miei post o le risposte agli appunti lasciati sui tuoi, mi ha fatto veramente temere che ti fosse successo qualcosa, trovare questa nuova pagina mi ha decisamente rilassato... Bene!
    Adesso, un "piccolo" commento:
    Non sono totalmente d'accordo con te, quando dici che le "colpe dei genitori" arrivano fino ad una certa età, secondo me, cambiano le colpe e le priorità che queste colpe variano... Perché, se prima le colpe sono "dirette", inettitudine, stupidità, vissuto negativo o turbe comportamentali, dopo diventano "indirette", la prima fra tutte è l'indifferenza, spesso mascherata con un finto senso di responsabilità "lo lascio libero di fare le sue scelte, non impongo..." Bel modo di lavarsene le mani non trovi?
    Così, nascondendo le proprie mancanze dietro una finta cortina di modernità genitoriale, si lasciano i figli raminghi in un mondo dove è sin troppo facile finire male...
    Il "freddo cinismo" del tuo assistito, non mi stupisce, perché fino a quando i ragazzi non raggiungono il discernimento tra giusto e sbagliato, tra buono o cattivo, tra rimorso e rimpianto, non possono "capire" profondamente il senso di certe loro scelte...
    Soluzioni?
    Poche e non semplici, però il sano e vecchio "dialogo" credo che possa ancora servire... Baci.

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  4. @extramamma: bel suggerimento! Se mi dovesse ricapitare avrei qualcosa per ribattere...

    @Soulrebel: anche secondo me è la violemza con i quali sono bombardati, va a finire che non sanno più dove sia il confine.

    @Il Rompibloglioni: eccomi! Mi dispiace averti fatto preoccupare...ero solo affetta da troppo lavoro! (che poi va benissimo, ma mi è mancato il tempo libero!). Io intendevo dire che fino a quando sono piccolini le responsabilità non sono tutte loro, anzi, si tende a rivolgere le attenzioni ai genitori in caso di eventuali "colpe", ma poi quando crescono purtroppo per loro non sono più protetti dai genitori e si passa dai diretti interessati per riscattare le suddette "colpe"...ma è un argomento sicuramente più complesso di così!

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  5. io sono convinto che crescendo ognuno di noi si trovi a contatto con esperienze e persone che gli offrono uno sguardo diverso da quello che poteva essergli stato insegnato (o non insegnato....). in quel caso, può stare a lui la scelta se "accettare" quelle esperienze e trarne insegnamento oppure no. quindi, in questo senso, se diventiamo delle merde dopo un pò è anche colpa nostra.

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  6. @quellosbagliato: forse perchè tendo ad attribuire troppa innocenza ai bambini, penso che fino ad una certa età sia "colpa" anche delle circostanze per quello che diventi, raggiunto un certo livello di maturità sicuramente diventa anche "colpa" tua....

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